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Germania Est - DDR
La Germania Est, ufficialmente Repubblica Democratica Tedesca (RDT), (in
tedesco Deutsche Demokratische Republik, abbreviato in DDR), fu uno Stato
"socialista" esistito dal 1949 al 1990 sul territorio corrispondente
all'area di occupazione della Germania assegnata all'Unione Sovietica alla
fine della Seconda Guerra Mondiale.
Storia
La RDT venne proclamata nel settore sovietico di Berlino il 7 ottobre 1949.
Fu dichiarata pienamente sovrana nel 1957 quando venne riconosciuta
dall'URSS, ma truppe sovietiche vi rimasero stanziate, in base agli accordi
della Conferenza di Potsdam, principalmente con la motivazione ufficiale di
proteggere la nazione dalla minaccia statunitense durante la Guerra Fredda.
Con la salita al potere di Erich Honecker e la quasi contemporanea elezione
a cancelliere di Willy Brandt in Germania Ovest, iniziò un periodo di
riavvicinamento tra le due Germanie con creazione delle ambasciate e visite
ufficiali dei capi di Stato. Questo processo è stato definito Ostpolitik.
La RDT venne ammessa all'ONU insieme alla Germania Ovest solo il 18
settembre 1973, poiché fino a quel momento l'orgnizzazione non ammetteva
nazioni divise (come pure la Corea).
La Germania Est era Stato membro del Patto di Varsavia. A seguito di
elezioni libere, si riunì alla Germania Ovest il 3 ottobre 1990.
Fino agli anni '70, in Germania Ovest, la RDT veniva indicata come
Mitteldeutschland ("Germania centrale", dai nostalgici della Grande
Germania) o SBZ (da Sowjetische Besatzungszone, "Zona di occupazione
sovietica").
Ordinamento politico
L'ordinamento della Germania Est imitava in pratica quelli degli altri Stati
socialisti. Esso era rigidamente monopartitico, in mano al Sozialistischen
Einheitspartei Deutschlands (SED, Partito dell'Unità Socialista Tedesca),
cui era obbligatorio essere iscritti per entrare nella carriera politica.
La Costituzione, approvata il 30 maggio 1949 ed entrata in vigore il 7
ottobre dello stesso anno, istituiva un Parlamento con bicameralismo
imperfetto, diviso tra la Volkskammer (Camera del Popolo), composta da 500
membri eletti ogni 4 anni e cui spettava il potere legislativo, e la
Länderkammer (Camera dei Länder), avente funzione consultiva e di veto nelle
questioni attinenti ai Länder. Sei anni dopo la trasfomazione dei Länder in
Bezirke (1952), divisioni federali soggette ad un molto più stretto
controllo da parte del potere centrale, la Länderkammer venne abolita, e di
fatto il Parlamento divenne unicamerale, coincidendo con la Volkskammer.
Il potere esecutivo spettava invece al Consiglio di Stato, organo di 24
membri da cui dipendeva il Consiglio dei Ministri. Il Presidente del
Consiglio di Stato, eletto dalla Volkskammer, era il Capo dello Stato
Popolazione, religione, lingua
La popolazione tedesco-orientale, molto omogenea dal punto di vista etnico,
era nettamente inferiore a quella della Germania Ovest: logicamente, data la
minore estensione (circa i 2/5) della Germania Est. L'urbanesimo era assai
accentuato, visto che il 72% degli abitanti vivevano in centri con oltre
2.000 abitanti (il 21% in centri con oltre 100.000 abitanti).
Le principali città, oltre alla parte orientale di Berlino (1.088.000 ab.
nel 1990), erano Lipsia (581.000 ab. nel 1990), Dresda (504.000 ab. nel
1990), Halle, Jena, Rostock e Karl-Marx-Stadt
La lingua ufficiale era il tedesco.
A livello religioso, trovandoci in un contesto socialista, veniva professato
l'ateismo di Stato. La popolazione in ogni caso professava prevalentemente
la religione protestante (80%), a fianco di una consistente minoranza
cattolica (11%).
Il problema dell'espatrio
Già pochi anni dopo l'instaurazione del regime, la Germania Est fu
interessata da un notevole flusso emigratorio verso la Germania Ovest. I
cittadini tedesco-orientali, soffocati da un sempre più penetrante
totalitarismo, avvertivano come naturale valvola di sfogo l'ovest, dove essi
riuscivano facilmente a reintegrarsi nella società, a trovare un lavoro
assai meglio remunerato, ad esprimere le proprie idee e a vivere quelle
tradizioni che il regime orientale voleva per sempre annientare per
costruire una nuova società proletaria e socialista.
Un flusso di tale imponenza non poteva non preoccupare i dirigenti della RDT,
che cercavano di risollevare l'economia dalle ceneri della guerra e non
potevano permettersi di perdere preziosa manodopera. Nel 1961 pertanto il
SED procedette alla chiusura delle frontiere con la RFT e all'edificazione
del muro di Berlino, per impedire fughe verso la parte occidentale della
città. L'art. 10 della Costituzione, che garantiva il diritto di espatrio,
venne abrogato, mentre l'espatrio fu ribattezzato "fuga dalla Repubblica" ed
inserito, quale nuova fattispecie del codice penale, nella stessa sezione
relativa ai delitti contro lo Stato. Le guardie di frontiera, i vopos (Volks
Polizei), avevano l'ordine di arrestare, e se necessario sparargli, chiunque
tentasse non autorizzato di varcare il confine.
L'espatrio non era vietato in maniera assoluta. Anzitutto esso riguardava
solo i confini terrestri con la Germania Ovest e quelli marittimi nel mar
Baltico con Danimarca e Svezia. Si poteva invece espatriare verso Paesi del
Patto di Varsavia. I pensionati potevano espatriare per trascorrere
nell'Ovest le vacanze o incontrare i parenti, mentre si potevano trascorrere
periodi di studio o di lavoro nella RFT, a patto di rimpatriare nel tempo
concesso. Chi voleva invece lasciare il Paese per trasferirsi all'estero
incontrava molti più ostacoli: occorreva infatti inoltrare un'apposita
richiesta al Ministero degli Esteri, la cui approvazione era però assai
difficile. Oltretutto chi inoltrava la domanda rischiava di essere inserito
negli elenchi dei sospetti della polizia segreta, la Stasi (Staatssicherheit);
reiterarla più volte, in caso di mancata risposta o a seguito di rifiuto,
poteva anche comportare il carcere.
La chiusura dei confini durò fino al 1989. Agli inizi dell'anno per la
verità nulla lasciava pensare all'abrogazione del divieto di espatrio:
nonostante il Glasnost (apertura) avviato dal presidente sovietico Mikhail
Gorbačëv, il presidente tedesco-orientale Erich Honecker dichiarò che il
muro avrebbe diviso Berlino per altri 50 anni, mantenendo saldamente il
regime su posizioni totalitarie. Ma al contempo l'Ungheria decise di aprire
le frontiere con l'Austria: ciò permetteva ai cittadini della RDT di poter
facilmente raggiungere la RFT, passando per i due Paesi. Fu così che la DDR
fu costretta ad abrogare il divieto di espatrio e ad abbattere, il 9
novembre, il muro.
Economia
In RDT il controllo del regime sull'economia fu forse il più forte tra tutti
gli altri Paesi del Patto di Varsavia. Di fronte a un Paese devastato dalla
Seconda Guerra Mondiale, il SED riuscì fin dalla fine degli anni '40 a
creare un sistema economico molto industrializzato e competitivo.
Un'agricoltura autosufficiente, un territorio ricco di lignite e di potassa
(o carbonato di potassio), una sviluppata industria chimica e siderurgica, e
un'ottimo sistema stradale e ferroviario resero al RDT ai primi anni '60 il
decimo Paese più industrializzato del mondo, il più avanzato sul piano
economico tra quelli socialisti.
Il livello di benessere della popolazione era tuttavia di gran lunga
inferiore a quello della RFT, e forse fu questo confronto coi "cugini"
dell'Ovest ad indurre i dirigenti orientali a rafforzare la morsa sul
panorama economco. In un primo tempo il divario tra le due Germanie fu
imputato all'ingente debito che la RDT aveva con l'URSS per gli aiuti di
ricostruzione. Ma già nel 1969, di fronte ad uno spaventoso deficit
pubblico, lo Stato non seppe (e non volle) modernizzare l'economia alle
esigenze reali della popolazione. Ne risultò una crisi dei beni di consumo,
oltre all'inevitabile arretratezza che l'assenza di una competizione tra
imprese generava nell'economia tedesco-orientale. I cittadini peraltro
dovevano attendere anni prima di acquistare automobili, le quali peraltro
erano sempre le stesse obsolete Trabant (oggi divenute veri pezzi da
collezione per gli appassionati di auto).
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