Judisches Museum a Berlino


Il Judisches Museum, inaugurato nel 2001, č un percorso nel dolore e nella conoscenza, che non lascia indifferenti. Niente a che vedere con un museo tradizionale: non ci sono quadri da ammirare ma brandelli di storia vera, reale, vissuta e, nella maggior parte dei casi, terminata in qualche campo di concentramento. Giā l'edificio č uno squarcio nella cittā: progettato dall'architetto Daniel Libeskind, č un imponente complesso di acciaio e vetro, solido, massiccio, trafitto da cinque grandi "tagli", come cinque ferite che lo attraversano. Ha la forma di una stella di David spezzata e si distribuisce lungo delle assi dal nome significativo: l'asse della continuitā, l'asse dell'esilio, che termina in un giardino i cui "alberi" di cemento danno luogo a una sensazione di totale spaesamento in chi lo attraversa, e l'asse dell'Olocausto, che termina in una torre di cemento alta, stretta e gelida: una volta dentro (e il tonfo della pesante porta dā un colpo allo stomaco) si intravede la luce da un'unica irraggiungibile fessura, e i rumori attutiti del mondo esterno, dove la vita continua, lasciano un profondo sgomento.